Il cuore rosa del Salento: Negroamaro e Susumaniello

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Mentre il mondo si accapiglia sui grandi rossi da invecchiamento, c’è un segreto che noi motociclisti e viaggiatori scopriamo appena mettiamo piede (o ruota) in Puglia: il Salento è la terra dei grandi rosati. Non parliamo di vinelli leggeri e senza anima, ma di vini di carattere, figli di vitigni antichi come il Negroamaro e il Susumaniello, capaci di sfidare il caldo torrido della costa adriatica e ionica con una freschezza disarmante.

Negroamaro: la spina dorsale del rosato salentino

Il Negroamaro è il re del territorio. Il suo nome richiama il colore scuro dell’acino e la tipica punta amarognola del finale. Se vinificato in rosa, esprime una complessità che pochi altri vitigni possono vantare.

Secondo i dati dell’Osservatorio del Vino UIV (Unione Italiana Vini), i consumi di rosati fermi stanno mantenendo una quota stabile grazie alla loro versatilità, ma è la Puglia a guidare la percezione di qualità. Un rosato di Negroamaro si riconosce per i suoi profumi di melograno, geranio e radice di liquirizia. È un vino che “morde”, che ha struttura, e che non sparisce davanti a un piatto saporito come le orecchiette al pomodoro o una zuppa di pesce alla gallipolina.

Susumaniello: l’outsider che conquista

Se il Negroamaro è la tradizione, il Susumaniello è la riscoperta eccitante. Fino a vent’anni fa era quasi estinto, usato solo per dare colore ad altri blend. Oggi, grazie al lavoro di vignaioli illuminati, è diventato un vitigno di culto — uno degli esempi più felici del recupero dei vitigni autoctoni pugliesi.

In versione rosata, il Susumaniello è più giocoso e “pop” rispetto al fratello maggiore: sprigiona note di pompelmo rosa, fragolina di bosco e un tocco salino che ricorda gli spruzzi del mare di Porto Cesareo. È il compagno perfetto per un aperitivo al tramonto, magari dopo aver parcheggiato la moto sotto un ulivo secolare.

Perché berli freschi (ma non ghiacciati)

Spesso vedo servire i rosati a temperature da “bibita gassata”. Errore. Se il vino scende sotto i 6°C, i profumi si bloccano. La temperatura ideale per questi campioni salentini è tra gli 8° e i 10°C. In questo range, l’acidità del vino pulisce il palato e la struttura dei vitigni emerge in tutta la sua eleganza.

Il valore di questi vini risiede nel loro legame con la terra. Secondo il report di Nomisma Wine Monitor, il consumatore “esperienziale” cerca oggi vini che raccontino una storia identitaria. E quale storia è più bella di un vino che nasce tra pietre bianche e vento salmastro?

Volete scoprire quali cantine salentine stanno producendo i rosati più interessanti di quest’anno o volete organizzare una degustazione tematica “Puglia in Rosa” direttamente a casa vostra? Contattatemi per prenotare una degustazione a domicilio e porterò io i migliori tesori del tacco d’Italia, pronti per essere stappati.

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